Restaurant Business Model Canvas: i singoli blocchi

Con il precedente articolo, ti ho parlato dello strumento che utilizzo per creare modelli di business nella ristorazione, ovvero il Business Model Canvas. Ora sai che è stato creato nel 2004 da Alexander Owsterwalder e che non era solo…

E mentre scrivo, mi sale alla mente la frase che pronuncia spesso un professionista con cui ogni tanto condivido i miei viaggi di lavoro:

“da soli si va veloce insieme si va lontani”

E ora che ci penso, devo ricordarmi di cimentarmi su un modello di business nella ristorazione che sia inclusivo; in grado, cioè, di lavorare anche con altri ristoranti.

Ma torniamo al nostro meraviglioso strumento. Ti avevo salutato, nel precedente articolo, promettendoti che avrei parlato dei singoli blocchi, non ti nascondo che ho un po’ di remore perché è uno strumento di valore e parlartene, per me, è come condividere qualcosa di pregiato; per cui leggile come preferisci: lentamente, velocemente, a momenti alterni, etc., ma ritornaci sopra e rileggi. E’ una condivisione preziosa, non solo perché lo utilizzo io, ma perché potrebbe cambiare le sorti del tuo locale o della tua stessa vita.

 

Restaurant Business Model Canvas

i singoli blocchi

 

I segmenti di clientela: Quando rivolgo ad un cliente la domanda: “chi sono i tuoi clienti”, la risposta che, nella maggior parte dei casi, ricevo è: TUTTI. Se chiedo di essere più specifici, non ricevo risposte soddisfacenti, e questo non va bene per qualcuno che decide di cimentarsi in un mercato fatto di clienti diversi con esigenze, abitudini, stili, bisogni differenti. Tutti è una risposta che mi aspetto al bar mentre parliamo del più e del meno, ma se parlo con un imprenditore, mi aspetto che mi dica quale segmento di cliente gli permette di pagare stipendi, affitti, bollette etc..

Quindi, torniamo al segmento; le domande a cui devi dare una risposta sono: quali sono i segmenti di clientela a cui il tuo ristorante intende rivolgersi? Il tuo locale, per chi sta generando, o intende generare valore? Oppure chi sarà il beneficiario di quel valore? O ancora, chi pagherà per acquistare il valore che proponete?

Massimo Sacco - restaurant business model design -
Massimo Sacco

N.B. descrivi i segmenti di clientela evidenziando le differenze. Nel farlo, non dovrai essere né troppo specifico né troppo generico.

ES. Se decidessi di aprire un ristorante familiare con intrattenimento bambini, anziché scrivere tra i segmenti FAMIGLIE (troppo generico) oppure FAMIGLIA ROSSI (troppo specifico), potresti scrivere famiglie con bambini da 3 a 10 anni.

Prima di passare al prossimo blocco, permettimi di condividere con te un detto zen calzante:

 

“Le convinzioni limitano, il dubbio stimola, la conoscenza rafforza, la consapevolezza illumina.”

 

La proposta di valore: fai molta attenzione a questo blocco, ha una grande importanza. Qui sfidi i competitor, ti giochi un posizionamento Quindi, armati di pragmatismo e obiettività e rispondi a domande come: quale valore produco per i miei segmenti di clientela attraverso i miei prodotti o servizi? Oppure quali benefici o complessi di benefici offro ai miei clienti? Attenzione, rispondi alle domande pensando a cosa offri tu che i tuoi competitor non offrono.

Massimo Sacco - Restaurant coach -
Massimo Sacco

N.B. Onesta, puntualità, servizio, qualità NON sono mai differenzianti (per esserlo dovremmo aprire un capitolo a parte), specie in ottica di posizionamento.

ES. Se decidessi di aprire un ristorante che vende hamburger e patatine che ha come segmento di clientela le famiglie con intrattenimento bambini e come competitor i big del settore, probabilmente, la proposta differenziante dovrebbe essere creata sulla salubrità degli ingredienti, l’assenza di conservanti, additivi o sostanze chimiche in generale. Qualcosa tipo: “l’hamburger genuino e senza compromessi”.

Ok per ora mi fermo qua. Abbiamo ancora altri 7 blocchi da esplorare e continueremo nel prossimo articolo.

 

Allora, chi sono i tuoi clienti?

 

Ti è piaciuto questo articolo? leggi il precedente sul Restaurant Business Model Design QUI

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Massimo Sacco

Massimo Sacco ha gestito ristoranti per vent'anni prima di diventare consulente. Oggi lavora nello spazio che il commercialista e il consulente operativo lasciano scoperto: il primo certifica il passato a esercizio chiuso, il secondo si ferma al food cost percentuale, e nel mezzo vive tutta la gestione reale. Si occupa di controllo di gestione nel senso pieno del termine: conto economico riclassificato mensile, flussi di cassa, DSCR e indici di allerta del Codice della Crisi, fino all'architettura societaria quando il problema è strutturale. Il metodo con cui legge un'azienda ristorativa su cinque aree integrate si chiama PentaCore System. Autore di "Le Armi della Ristorazione", sta scrivendo per Gruppo Maggioli il manuale di controllo di gestione destinato ai commercialisti che assistono ristoranti. Ha fondato FIMAR, la Federazione Italiana Manager Alta Ristorazione, di cui è stato Vicepresidente. In Assocontroller è socio e project leader del gruppo di ricerca che sta definendo su base scientifica gli standard, i KPI e i benchmark della ristorazione italiana. Ideatore del seminario all'Università Roma Tre, docente a COQUIS. Lavora con ristoratori tra 1 e 5 milioni di fatturato che hanno un locale che gira e vogliono sapere quanto rende davvero.

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