Break even ristorante: come calcolarlo e cosa fare quando non lo raggiungi

Un ristorante da 800.000 euro di fatturato annuo può lavorare in perdita per sei mesi consecutivi senza che il titolare se ne accorga in modo preciso. I tavoli si riempiono, gli incassi arrivano, i fornitori vengono pagati. Ma il punto in cui i ricavi cominciano davvero a coprire tutti i costi, fissi e variabili compresi gli oneri finanziari, molti non lo hanno mai calcolato.

Il break-even non è un concetto teorico. È il numero che ti dice da quanti coperti al giorno stai guadagnando e sotto quale soglia stai finanziando le tue perdite con la liquidità disponibile.

Costi fissi e costi variabili: la distinzione che cambia tutto

Prima di calcolare il break-even bisogna separare i costi in due categorie che si comportano in modo completamente diverso.

I costi fissi non cambiano al variare del numero di coperti: affitto, rata del leasing, stipendi del personale fisso, utenze di base, ammortamenti, assicurazioni. Un ristorante paga l’affitto sia che faccia 30 coperti sia che ne faccia 150. Questi costi esistono anche quando il locale è chiuso.

I costi variabili crescono proporzionalmente ai ricavi: materie prime, parte del personale variabile, costi di consumo direttamente legati alla produzione. Se non fai coperti, non hai costo del cibo. Se ne fai 200, il costo del cibo raddoppia rispetto a quando ne fai 100.

La distinzione conta perché il break-even si costruisce sulla differenza tra prezzo di vendita e costi variabili per coperto, il cosiddetto margine di contribuzione. I costi fissi sono il “muro” che il margine cumulato deve superare prima di generare utile.

In un ristorante medio italiano, i costi fissi pesano tra il 40% e il 55% del fatturato totale. Quando salgono oltre quella soglia senza un corrispondente aumento dei ricavi, il break-even si alza e raggiungerlo richiede un volume di lavoro crescente.

Come si calcola il break-even: formula ed esempio numerico

La formula base è questa:

Break-even (€) = Costi fissi totali / Margine di contribuzione %

Il margine di contribuzione percentuale si ottiene sottraendo i costi variabili percentuali dal 100%. Se i costi variabili (principalmente food cost e costi variabili del personale) sono il 45% del fatturato, il margine di contribuzione è il 55%.

Esempio concreto:

Voce Valore
Costi fissi mensili 18.000 euro
di cui affitto 4.000 euro
di cui personale fisso 10.000 euro
di cui utenze e altri fissi 4.000 euro
Food cost medio 32%
Costi variabili totali 44%
Margine di contribuzione 56%
Break-even mensile 32.143 euro

Break-even mensile = 18.000 / 0,56 = 32.143 euro di fatturato mensile

Se lo scontrino medio è 35 euro, servono circa 919 coperti al mese per raggiungere il pareggio. Divisi per 26 giorni di apertura: circa 35 coperti al giorno.

Sotto 35 coperti giornalieri questo ristorante perde denaro. Sopra, comincia a generare utile. Quella soglia cambia ogni volta che cambia un costo fisso: si assume qualcuno, si rinnova il contratto d’affitto con un aumento, si acquista un nuovo macchinario. Per questo il break-even non si calcola una volta sola: va ricalcolato ogni volta che la struttura dei costi cambia.

Il break-even in coperti: come usarlo per le decisioni operative

Il break-even in euro è un punto di partenza. Convertirlo in coperti giornalieri è il passaggio che lo rende utilizzabile, perché è su quel numero che un ristoratore ragiona ogni sera quando chiude il locale.

La conversione è semplice: si divide il break-even mensile per lo scontrino medio e poi per i giorni di apertura mensili.

Quello che cambia con questo calcolo è la prospettiva su alcune decisioni frequenti.

Aprire un giorno in più a settimana. Aggiunge copertura sui costi fissi, ma solo se i coperti aggiuntivi superano i costi variabili di quel giorno. Se un lunedì fai 15 coperti con food cost al 34% e stipendio extra di 120 euro, quella giornata pesa o alleggerisce il break-even mensile?

Assumere un secondo cameriere. Aumenta i costi fissi di X euro al mese. Di quanti coperti aggiuntivi hai bisogno per coprire quel costo? Se il margine di contribuzione per coperto è 19 euro e il costo mensile del cameriere è 1.400 euro, servono circa 74 coperti al mese in più solo per pareggiare quella voce.

Abbassare i prezzi per portare più gente. Ogni punto percentuale di food cost in più riduce il margine di contribuzione e alza il break-even. Un calo del prezzo medio di 2 euro su uno scontrino medio di 35 euro riduce il margine del 5,7% e aumenta il numero di coperti necessari in modo non lineare.

Queste non sono considerazioni teoriche. Sono i calcoli che si fanno prima di prendere una decisione, non dopo.

Gli errori più comuni nel calcolo del break-even di un ristorante

Confondere il fatturato con l’incasso netto. Il fatturato include l’IVA, che non è ricavo. Se lavori con scontrino medio di 35 euro e aliquota al 10%, il ricavo netto per coperto è 31,82 euro. Su 900 coperti mensili la differenza è circa 2.000 euro: abbastanza per spostare il break-even di qualche giorno.

Trattare il costo del lavoro come interamente fisso. Una parte del personale è fisso (cuoco, un cameriere, il responsabile), ma stagisti, extra e part-time sono costi variabili. Metterli tutti nei fissi gonfia artificialmente i costi fissi e alza il break-even. Metterli tutti nei variabili lo abbassa artificialmente.

Non aggiornare il break-even dopo ogni variazione dei costi. L’affitto è aumentato? Il fornitore ha alzato i prezzi? Si è assunto qualcuno? Il break-even cambia. Un calcolo fatto 18 mesi fa su una struttura di costi diversa non serve a nulla.

Usare il fatturato annuale diviso 12 come proxy del mensile. La stagionalità in ristorazione è reale. Il break-even di agosto non è lo stesso di febbraio. Un calcolo annuale nasconde i mesi in cui il locale lavora in perdita strutturale.

Domande frequenti sul break-even ristorante

 

Quanti coperti servono per raggiungere il break-even?

Dividi il break-even mensile in euro per lo scontrino medio, poi per i giorni di apertura. Con 18.000 euro di costi fissi, un margine del 56% e uno scontrino medio di 35 euro il pareggio arriva a 32.143 euro al mese, cioè 919 coperti, cioè 35 al giorno su 26 giorni di apertura. Sotto quella soglia stai lavorando in perdita anche se la sala sembra piena. Il numero va rifatto ogni volta che cambia una voce di costo fisso: una assunzione, un rinnovo dell’affitto, una nuova attrezzatura in leasing lo spostano subito.

Cos’è il break-even di un ristorante?

Il break-even è il livello di fatturato mensile (o giornaliero, espresso in coperti) al quale i ricavi coprono esattamente tutti i costi fissi e variabili. Sotto quel punto il locale lavora in perdita. Si calcola dividendo i costi fissi totali per il margine di contribuzione percentuale, ovvero la parte di ogni euro di ricavo che rimane dopo aver coperto i costi variabili.

Come si calcola il margine di contribuzione di un ristorante?

Il margine di contribuzione percentuale è uguale a 100% meno la percentuale dei costi variabili sul fatturato. I costi variabili principali sono il food cost e la quota variabile del costo del lavoro. Se food cost e altri variabili pesano il 44% del fatturato, il margine di contribuzione è il 56%: ogni 100 euro di ricavi, 56 euro contribuiscono a coprire i costi fissi e, una volta superato il break-even, a generare utile.

Qual è il break-even tipico di un ristorante italiano?

Non esiste un valore standard: dipende dalla struttura dei costi fissi, dallo scontrino medio e dal margine di contribuzione specifico del locale. Un ristorante con costi fissi mensili di 15.000 euro e margine di contribuzione al 55% ha un break-even di circa 27.300 euro mensili. Uno con gli stessi costi fissi ma margine al 45% deve fare 33.300 euro per pareggiarsi. La differenza è quasi un mese di lavoro in più.

Il break-even considera le tasse?

Il break-even standard copre i costi operativi e gli oneri finanziari, ma non include l’impatto fiscale. Per una valutazione completa bisogna calcolare il break-even anche al netto delle imposte, sapendo che la soglia di utile ante imposte necessaria per mantenere una posizione finanziaria sana è più alta di quella che emerge dal calcolo base.

Con quale frequenza va ricalcolato il break-even?

Va ricalcolato ogni volta che cambia la struttura dei costi fissi: nuovo contratto d’affitto, assunzione o licenziamento di personale fisso, acquisto di attrezzature con ammortamento, variazione delle utenze fisse. In assenza di variazioni strutturali, una revisione semestrale è il minimo.

Il passo successivo

Calcolare il break-even è il punto di partenza. Il passo dopo è sapere quali piatti ti stanno tenendo su e quali ti stanno tirando giù, e quello si vede incrociando il margine di ogni piatto con quante volte esce dalla cucina.

Se vuoi fare il calcolo sui tuoi numeri stasera, lo strumento Break-Even: quando guadagni davvero è lo stesso file Excel che uso in consulenza: metti i tuoi costi fissi, il food cost e lo scontrino medio, e ti dice quanti coperti ti servono al giorno.

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Immagine di Massimo Sacco

Massimo Sacco

Massimo Sacco ha gestito ristoranti per vent'anni prima di diventare consulente. Oggi lavora nello spazio che il commercialista e il consulente operativo lasciano scoperto: il primo certifica il passato a esercizio chiuso, il secondo si ferma al food cost percentuale, e nel mezzo vive tutta la gestione reale. Si occupa di controllo di gestione nel senso pieno del termine: conto economico riclassificato mensile, flussi di cassa, DSCR e indici di allerta del Codice della Crisi, fino all'architettura societaria quando il problema è strutturale. Il metodo con cui legge un'azienda ristorativa su cinque aree integrate si chiama PentaCore System. Autore di "Le Armi della Ristorazione", sta scrivendo per Gruppo Maggioli il manuale di controllo di gestione destinato ai commercialisti che assistono ristoranti. Ha fondato FIMAR, la Federazione Italiana Manager Alta Ristorazione, di cui è stato Vicepresidente. In Assocontroller è socio e project leader del gruppo di ricerca che sta definendo su base scientifica gli standard, i KPI e i benchmark della ristorazione italiana. Ideatore del seminario all'Università Roma Tre, docente a COQUIS. Lavora con ristoratori tra 1 e 5 milioni di fatturato che hanno un locale che gira e vogliono sapere quanto rende davvero.

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