Di Massimo Sacco, consulente di controllo di gestione per la ristorazione. Aggiornato il 7 ottobre 2026.
La chiusura di stagione è il momento in cui un ristorante stagionale mette a confronto ricavi, margine e liquidità dei mesi di apertura con i costi che continuano nei mesi di chiusura. Il risultato del conto economico e la cassa disponibile sono due numeri diversi: gli incassi arrivano in quattro mesi, una parte delle uscite continua per dodici.
Nel 2025 le imprese attive nei servizi di ristorazione sono 324.436 e i consumi in ristorazione toccano quota 100 miliardi di euro (FIPE-Confcommercio, Rapporto Ristorazione 2026). Tra queste ci sono i locali stagionali, che a ottobre devono decidere prelievi, rate e acquisti guardando il saldo del conto corrente. È la lettura più comoda e la meno affidabile.
Che differenza c’è tra incasso, EBITDA e cassa in un ristorante stagionale?
L’incasso è il denaro che entra nel periodo. L’EBITDA è il margine operativo lordo: ricavi meno costi operativi, calcolato prima di ammortamenti, oneri finanziari e imposte. La cassa è la liquidità realmente disponibile, e dipende anche da rate, imposte, prelievi e tempi di pagamento.
In un locale aperto tutto l’anno incassi e uscite si alternano mese dopo mese. In un locale stagionale gli incassi si concentrano in quattro mesi mentre affitto, rate e costi fissi restano su dodici, e la distanza tra risultato e cassa è il motivo per cui a marzo si scopre di non avere i soldi che a settembre sembravano esserci.
Simulazione: un ristorante stagionale da 480.000 euro di ricavi
Il caso che segue è una simulazione con percentuali plausibili per il settore, non un cliente reale. Le ipotesi sono dichiarate: 120 giorni di apertura, 125 coperti al giorno, scontrino medio di 32 euro IVA esclusa, personale interamente con contratto stagionale, cassa iniziale pari a zero, nessun investimento in corso, nessuna variazione del capitale circolante (IVA, TFR e debiti verso fornitori regolati entro settembre).
| Conto economico riclassificato | Euro | % ricavi |
|---|---|---|
| Ricavi (15.000 coperti per 32 euro) | 480.000 | 100% |
| Costo del venduto (food e beverage) | 144.000 | 30% |
| Personale a chiamata | 48.000 | 10% |
| Commissioni, consumi e materiali | 24.000 | 5% |
| Margine di contribuzione | 264.000 | 55% |
| Personale stagionale strutturato | 115.200 | 24% |
| Affitto | 38.400 | 8% |
| Utenze fisse, assicurazioni, consulenze, marketing | 43.200 | 9% |
| EBITDA | 67.200 | 14% |
| Ammortamenti | 19.200 | 4% |
| Reddito operativo | 48.000 | 10% |
| Oneri finanziari | 7.200 | 1,5% |
| Risultato ante imposte | 40.800 | 8,5% |
Il food cost è al 30% e il costo del lavoro complessivo al 34% (24% di personale strutturato più 10% a chiamata). Entrambi stanno dentro gli intervalli di riferimento che uso nel lavoro con i clienti: 25-35% per il food cost, 30-35% per il lavoro. I costi fissi di struttura, senza il personale, pesano il 17%. Il margine di contribuzione è al 55%. Il risultato ante imposte è l’8,5%, vicino al limite alto dell’intervallo 2-10%: una stagione riuscita.
Le imposte sono stimate al 28% del risultato ante imposte, un’ipotesi semplificata: il carico effettivo dipende dalla forma giuridica (società di capitali, società di persone, ditta individuale) e dalla base imponibile IRAP, che non coincide con il risultato ante imposte. Con questa ipotesi le imposte valgono 11.424 euro e l’utile netto 29.376 euro.
Quanta cassa resta dopo l’inverno?
A fine settembre la cassa è la somma di quanto è entrato meno quanto è uscito in quattro mesi. Nella simulazione sono 113.600 euro: 480.000 di ricavi, meno 144.000 di costo del venduto, 72.000 di costi variabili, 115.200 di personale strutturato, 27.200 di costi fissi dei quattro mesi e 8.000 di rate del finanziamento.
Da ottobre a maggio il locale è chiuso, ma le uscite fisse continuano.
| Cassa dopo l’inverno | Euro |
|---|---|
| Cassa a fine settembre | 113.600 |
| Costi fissi da ottobre a maggio (6.800 al mese per 8 mesi) | -54.400 |
| Rate del finanziamento nei mesi di chiusura (2.000 al mese per 8 mesi) | -16.000 |
| Imposte stimate | -11.424 |
| Cassa disponibile a fine ciclo | 31.776 |
Le rate annue del finanziamento sono 24.000 euro: 7.200 di interessi, già dentro il conto economico, e 16.800 di quota capitale, che nel conto economico non compare. Ecco perché l’utile netto (29.376) e la cassa disponibile (31.776) non coincidono. Il passaggio è questo: utile netto 29.376, più 19.200 di ammortamenti che non sono un’uscita di cassa, meno 16.800 di quota capitale che invece lo è, uguale 31.776.
Il titolare che a ottobre vede 113.600 euro sul conto e preleva 5.000 euro al mese per otto mesi ne usa 40.000. A maggio gli restano 3.200 euro in cassa e ha 11.424 euro di imposte da pagare: il saldo è negativo di 8.224 euro. Il prelievo che il locale regge, calcolato sul flusso disponibile dell’intero ciclo, è di 31.776 euro l’anno, cioè 2.648 euro al mese su dodici mesi, prima di qualsiasi riserva per imprevisti o investimenti.
Il DSCR misura quante volte i flussi di cassa disponibili coprono il servizio del debito. Nel Codice della crisi d’impresa è un indicatore prospettico a sei mesi. Qui lo calcolo in forma semplificata su base annua, con le ipotesi della simulazione: flusso operativo dopo le imposte di 55.776 euro (67.200 meno 11.424) diviso rate annue di 24.000, cioè 2,32. Sotto 1 i flussi non coprono il debito in scadenza. Intorno a 1,2 è il livello che considero solido.
Quali errori si fanno più spesso nella lettura di fine stagione?
Il primo è trattare il saldo del conto come profitto. Il saldo di settembre deve ancora coprire l’affitto di gennaio e la rata di marzo, che non sono state pagate.
Il secondo riguarda il prelievo del titolare. Viene fissato guardando quanto c’è sul conto quel giorno, quando andrebbe calcolato sul flusso disponibile dell’intero ciclo, dodici mesi compresi.
Il terzo confonde ammortamenti e rate. L’ammortamento è un costo di competenza che nel periodo non comporta uscite di cassa: l’uscita c’è stata quando il bene è stato acquistato. La quota capitale di un finanziamento è un’uscita di cassa che non è un costo. Se le due voci non si tengono separate, conto economico e cassa raccontano storie che non tornano.
Cosa controllare entro fine ottobre?
- Il conto economico della stagione va riclassificato, con l’EBITDA sopra gli ammortamenti.
- Sommare i costi fissi che continuano durante la chiusura e ricavarne l’importo mensile.
- Nelle rate dei finanziamenti si separano gli interessi dalla quota capitale.
- Le imposte si stimano con il commercialista e si segnano in calendario, con la data reale di versamento.
- Il prelievo del titolare si fissa sul flusso annuo disponibile, mai sul saldo di settembre.
Domande frequenti sulla chiusura di stagione
Che cos’è l’EBITDA di un ristorante?
È il margine operativo lordo: ricavi meno costo del venduto, costi variabili e costi fissi, calcolato prima di ammortamenti, oneri finanziari e imposte. Misura quanto produce la gestione caratteristica prima delle voci finanziarie e fiscali. Nella simulazione vale 67.200 euro, il 14% dei ricavi.
Perché l’utile di un ristorante non coincide con la cassa?
Il conto economico registra costi e ricavi di competenza, la cassa registra i movimenti reali. Gli ammortamenti riducono l’utile ma non escono dal conto. La quota capitale dei finanziamenti esce dal conto ma non riduce l’utile. Anche i tempi di incasso e di pagamento spostano la liquidità da un mese all’altro.
Quanto può prelevare il titolare di un ristorante stagionale?
Il prelievo si calcola sul flusso di cassa disponibile dell’intero ciclo, dopo costi, rate e imposte, e prima delle riserve. Nella simulazione sono 31.776 euro l’anno, circa 2.648 euro al mese. Calcolarlo sul saldo di fine stagione porta a prelevare più di quanto il locale genera.
Quando conviene fare la chiusura di stagione?
Entro fine ottobre, con i dati di settembre già consolidati. A quel punto i ricavi sono definitivi e si possono ancora decidere prelievi, rate, investimenti e acquisti per l’inverno. Rimandare a gennaio significa correggere quando la cassa è già stata spesa.
Questa struttura si costruisce in un pomeriggio con i dati di settembre. Chi vuole leggere la propria stagione con questi numeri può prenotare un assessment di 30 minuti: si lavora sui suoi dati, senza slide.
Fonti e note. FIPE-Confcommercio, Rapporto Ristorazione 2026, presentato il 9 aprile 2026 (dati 2025). Per il DSCR: art. 13 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019) e indici elaborati dal CNDCEC. Le percentuali di riferimento per food cost, costo del lavoro, margine di contribuzione e risultato ante imposte sono quelle che utilizzo nel controllo di gestione con i clienti. I valori della simulazione sono illustrativi.
L’autore. Massimo Sacco è consulente strategico per la ristorazione, autore di “Le Armi della Ristorazione” e membro di Assocontroller, dove guida il Gruppo di Ricerca Restaurant Controller. Ha oltre trent’anni di esperienza nel settore.




