Menu engineering: la matrice di Kasavana e Smith applicata a un menu vero

Di Massimo Sacco, consulente di controllo di gestione per la ristorazione. Aggiornato il 14 ottobre 2026.

Il menu engineering è il metodo che classifica ogni piatto in base a due dati misurabili, le vendite e il margine di contribuzione, per decidere cosa spingere, cosa riposizionare e cosa togliere dal menu. Non riguarda il gusto né l’estetica del piatto: riguarda solo i numeri che quel piatto produce.

Il metodo nasce nel 1982, quando i professori della Michigan State University Michael L. Kasavana e Donald I. Smith pubblicano Menu Engineering: A Practical Guide to Menu Analysis, adattando alla ristorazione la matrice a quattro quadranti già usata nella strategia aziendale.

Che cos’è la matrice di Kasavana e Smith?

La matrice incrocia due assi: la popolarità di un piatto, cioè quante volte viene venduto rispetto agli altri piatti della stessa categoria, e la profittabilità, cioè il margine di contribuzione che produce (prezzo di vendita meno costo della materia prima). Ogni piatto finisce in uno dei quattro quadranti:

  • Star: vendite sopra la soglia, margine sopra la media. Il piatto da proteggere e mantenere in evidenza.
  • Cavallo da soma (Plow Horse): vendite sopra la soglia, margine sotto la media. Riempie la sala ma non la cassa.
  • Puzzle: vendite sotto la soglia, margine sopra la media. Un piatto redditizio che pochi ordinano.
  • Cane: vendite sotto la soglia, margine sotto la media. Il primo candidato all’uscita dal menu.

Come si calcola la soglia di popolarità e il margine medio ponderato?

La soglia di popolarità più usata è la regola del 70%: si divide 100 per il numero di piatti della categoria, poi si moltiplica per 0,70. Su una categoria di 5 piatti e 1.000 vendite totali, la quota equa sarebbe il 20% a piatto (200 vendite); il 70% di quella quota è 140 vendite. Un piatto è “popolare” se vende almeno 140 volte.

Il margine medio ponderato si calcola sommando il margine totale di ogni piatto (vendite per margine unitario) e dividendo per il totale delle vendite della categoria. Non è la media semplice dei margini: un piatto venduto 380 volte pesa più di uno venduto 60 volte.

Simulazione: la matrice di una pizzeria da 1.000 vendite

Il caso che segue è una simulazione con valori plausibili per una pizzeria di media dimensione, non un cliente reale. La categoria analizzata è quella delle pizze, con 1.000 vendite in un mese.

Piatto Vendite Quota Prezzo Margine Food cost Classe
Margherita 380 38% 7,00 € 5,40 € 22,9% Cavallo da soma
Diavola 220 22% 9,00 € 6,30 € 30,0% Star
Quattro formaggi 150 15% 10,00 € 6,20 € 38,0% Star
Tartufo 60 6% 14,00 € 8,40 € 40,0% Puzzle
Marinara 190 19% 6,00 € 4,90 € 18,3% Cavallo da soma
Totale / media ponderata 1.000 100% – 5,80 € – –

La soglia di popolarità è 140 vendite. Il margine medio ponderato è 5,80 euro, calcolato sommando il margine totale di ogni piatto (2.052 più 1.386 più 930 più 504 più 931, uguale 5.803 euro) e dividendo per 1.000 vendite.

Diavola e Quattro formaggi vendono sopra soglia e margine sopra media: sono Star. Margherita e Marinara vendono sopra soglia ma il margine resta sotto la media: sono Cavalli da soma, i piatti che riempiono la sala senza riempire la cassa nella stessa proporzione. Il Tartufo vende solo 60 volte, meno della metà della soglia, ma il suo margine di 8,40 euro è il più alto del menu: è un Puzzle. In questa simulazione non ci sono Cani.

Cosa fare con ogni quadrante?

Le Star si proteggono: posizione stabile in menu, nessuna variazione di ricetta senza controllo del margine, attenzione alla continuità della materia prima.

I Cavalli da soma si usano per attirare volume, ma senza lasciare che diventino la prima voce del menu: un piccolo aumento di prezzo, se il mercato lo regge, o un abbinamento con un contorno a margine più alto, alza il margine medio della categoria senza toccare le vendite.

I Puzzle si spingono: posizione più visibile nel menu, una descrizione che racconta la materia prima, una proposta attiva in sala. Nella simulazione, raddoppiare le vendite del Tartufo da 60 a 120 porta 504 euro di margine in più nello stesso periodo (60 vendite in più per 8,40 euro di margine unitario), senza cambiare un solo ingrediente.

I Cani, quando compaiono, si tolgono dal menu o si ripensano da zero: un piatto che non vende e non rende occupa solo spazio in carta e a magazzino.

Con quale frequenza rifare l’analisi?

Il menu engineering non è un esercizio da fare una volta e archiviare. Ogni categoria di menu (pizze, primi, secondi, dolci) va analizzata separatamente, perché confrontare un dolce da 6 euro con un secondo da 18 non produce soglie utili. Un cambio di stagione, un aumento del costo di una materia prima o una modifica del menu sono tutti motivi per rifare il calcolo.

Domande frequenti sul menu engineering

Che cos’è il menu engineering?

È il metodo, sviluppato nel 1982 da Michael L. Kasavana e Donald I. Smith, che classifica ogni piatto del menu in base a due dati: quante volte viene venduto e quanto margine di contribuzione produce. Il risultato è una matrice a quattro quadranti (Star, Cavalli da soma, Puzzle, Cani) che guida le decisioni su cosa promuovere, riposizionare o togliere dal menu.

Come si calcola la soglia di popolarità in un menu?

Si divide 100 per il numero di piatti della categoria e si moltiplica per 0,70. Su 5 piatti e 1.000 vendite totali, la quota equa sarebbe il 20% a piatto; il 70% di quella quota è il 14%, cioè 140 vendite su 1.000. Un piatto sopra questa soglia è considerato popolare.

Che differenza c’è tra margine di contribuzione e food cost percentuale?

Il food cost percentuale è il costo della materia prima diviso il prezzo di vendita, espresso in percentuale. Il margine di contribuzione è la differenza in euro tra prezzo e costo. Un piatto può avere un food cost più alto di un altro e produrre comunque più margine in euro, se il prezzo di vendita è più alto: è per questo che il menu engineering usa il margine e non la sola percentuale di food cost.

Cosa si fa con un piatto classificato come Puzzle?

Si spinge, non si toglie. Un Puzzle ha un margine alto ma vende poco: le leve sono la posizione nel menu, una descrizione che valorizzi la materia prima e una proposta attiva in sala. Nella simulazione di questo articolo, raddoppiare le vendite di un Puzzle da 60 a 120 porta 504 euro di margine in più nello stesso periodo.


Questa matrice si costruisce con i dati di vendita di un mese e il costo pieno di ogni ricetta. Chi vuole applicarla al proprio menu può prenotare un assessment di 30 minuti: si lavora sui dati veri del locale, non su un esempio.

Fonti e note. Kasavana, M.L. e Smith, D.I., Menu Engineering: A Practical Guide to Menu Analysis, 1982. I valori della simulazione sono illustrativi e non descrivono un locale reale.

L’autore. Massimo Sacco è consulente strategico per la ristorazione, autore di “Le Armi della Ristorazione” e membro di Assocontroller, dove guida il Gruppo di Ricerca Restaurant Controller. Ha oltre trent’anni di esperienza nel settore.

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Massimo Sacco

Massimo Sacco ha gestito ristoranti per vent'anni prima di diventare consulente. Oggi lavora nello spazio che il commercialista e il consulente operativo lasciano scoperto: il primo certifica il passato a esercizio chiuso, il secondo si ferma al food cost percentuale, e nel mezzo vive tutta la gestione reale. Si occupa di controllo di gestione nel senso pieno del termine: conto economico riclassificato mensile, flussi di cassa, DSCR e indici di allerta del Codice della Crisi, fino all'architettura societaria quando il problema è strutturale. Il metodo con cui legge un'azienda ristorativa su cinque aree integrate si chiama PentaCore System. Autore di "Le Armi della Ristorazione", sta scrivendo per Gruppo Maggioli il manuale di controllo di gestione destinato ai commercialisti che assistono ristoranti. Ha fondato FIMAR, la Federazione Italiana Manager Alta Ristorazione, di cui è stato Vicepresidente. In Assocontroller è socio e project leader del gruppo di ricerca che sta definendo su base scientifica gli standard, i KPI e i benchmark della ristorazione italiana. Ideatore del seminario all'Università Roma Tre, docente a COQUIS. Lavora con ristoratori tra 1 e 5 milioni di fatturato che hanno un locale che gira e vogliono sapere quanto rende davvero.

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